Spese veloci, entrate incerte e debiti sempre più accessibili. È questo il quadro che emerge per la Gen Z italiana ovvero la generazione nata tra la seconda metà degli anni ’90 e i primi anni 2000, che ormai si trova in bilico a causa di un equilibrio economico sempre più instabile: consuma più di tutti, ma fatica anche più delle altre a far tornare i conti.
La situazione è stata inquadrata e fotografata dall’European Consumer Payment Report 2025 di Intrum, multinazionale svedese specializzata nella gestione del credito, che ha delineato una generazione esposta su più fronti e che si trova spesso costretta a fare affidamento sul sostegno familiare a causa di difficoltà sempre più gravi.
Liquidità insufficiente: i giovani non riescono a pagare le utenze
La gestione delle spese quotidiane è il segnale più evidente. Il 45% dei giovani, infatti, dichiara di non riuscire a pagare le utenze, soprattutto a causa della mancanza di liquidità. E’ una problematica ricorrente e non rappresenta un caso isolato, tipica di coloro che si affacciano da poco sul mercato del lavoro. I redditi sono bassi, i contratti instabili e un costo della vita ormai in perenne crescita, questo quadro è esemplificativo: costruire una stabilità economica è sempre più complicato e il livello di stress finanziario è di gran lunga superiore rispetto alle altre generazioni.
Abbonamenti invisibili e spese ricorrenti
A pesare sul bilancio non sono solo gli acquisti immediati, ma anche la somma di micro-spese ricorrenti. Per usufruire di streaming, gaming, fitness e servizi di consegna è necessario, per di più, pagare abbonamenti che, messi insieme, possono superare facilmente i 100 euro al mese. Il report li definisce subscription debt: costi piccoli, automatici e spesso poco monitorati che finiscono per incidere in modo significativo sulle finanze personali. La loro natura invisibile, rafforzata dal rinnovo automatico, riduce la percezione della spesa e ne facilita l’accumulo silenzioso. Tali micro spese stanno paradossalmente diventando necessarie, come se fosse inevitabile, in una realtà ormai in piena confusione dove regna il caos, la guerra da un lato e dall’altro il finto perfezionismo, trovare un luogo dove rifugiarsi, dove sfogare ad esempio in palestra le nostre angosce, il nostro stress dopo una giornata lavorativa. Oppure sembra inevitabile concedersi un momento per immaginarsi in un altro luogo, con un’altra storia e un’altra vita immedesimandoci in personaggi di serie tv e film visibili sulle piattaforme come Netflix o Prime Video. Staccare dalla realtà ha un prezzo da pagare.
Pagamenti digitali e rischio debito
A rendere il quadro ancora più delicato sono gli strumenti di pagamento digitali. Carte revolving e formule come compra ora, paga dopo rendono gli acquisti immediati e dilazionati nel tempo, ma aumentano il rischio di perdere il controllo della spesa. Il debito si frammenta in micro-rate difficili da monitorare e può crescere senza essere percepito pienamente. Non sorprende, quindi, che sempre più giovani ricorrano a prestiti anche per coprire spese ordinarie.
Social network e pressione al consumo
Anche la dimensione sociale è artefice di questa situazione. I social network, infatti, contribuiscono a creare modelli di vita spesso utopistici e non inerenti alla realtà.
Il 71% dei giovani ne riconosce l’influenza distorta, ma comunque l’impatto resta forte, i contenuti, i reels di influencer, i post di viaggi costosi, le storie Instagram che riproducono un’immagine di perfezione, costituiscono una calamita, una sorta di dipendenza per gli spettatori, ovvero per coloro che guardano dall’esterno, producendo ansia sociale, desideri di prospettive irrealistiche e anche insicurezza e mancanza di autostima. Quasi uno su due sente la pressione di adeguarsi a quegli standard, mentre il 39% ammette di essersi indebitato proprio per non restare indietro rispetto a ciò che vede online. In crescita anche gli acquisti impulsivi, spesso alimentati da contenuti sponsorizzati, che rendono il rapporto con il denaro sempre più fragile.
In un mondo che è spaccato a metà, in cui regna la dicotomia tra un modus vivendi idilliaco e un’altra parte del pianeta che cerca invece di sopravvivere sotto al peso delle macerie, ci sentiamo forse in bilico tra realtà e distopia, probabilmente ci sentiamo privi di punti di riferimento, sballottati da un estremo all’altro, alla continua ricerca di noi stessi in un mondo che non riconosciamo.
(Fonte: TgComLAB)
