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Bologna, il declino del piccolo commercio: addio a tante botteghe storiche

Botteghe che chiudono e commercianti che arrancano: il piccolo commercio di Bologna fatica a sopravvivere

Bologna: piccolo commercio, portici, centro storico
Fonte immagine: Depositphotos

A Bologna il piccolo commercio è in crisi: come affermato dall’economista Luca Dondi dall’Orologio in un pezzo pubblicato sul numero odierno del quotidiano Il Resto del Carlino, le botteghe del centro storico e i negozi a conduzione familiare risentono pesantemente dell’impatto avuto dal turismo di massa sul capoluogo emiliano.

Le botteghe del centro storico chiudono e i commercianti fanno sempre più fatica: il piccolo commercio di Bologna soffre e arranca. Le “zone franche” sono sempre meno

Con l’aumento sempre maggiore di visitatori e turisti, la domanda e l’offerta hanno dovuto trasformarsi. Il cosiddetto commercio di prossimità, purtroppo, non è riuscito a tenere il passo: molte botteghe del centro storico di Bologna, o almeno quelle che non si sono adattate ai bisogni dei turisti, hanno dovuto chiudere. Altre attività hanno dovuto vedersela con i disagi dovuti ai cantieri stradali e ai lavori per il tram (finalmente in dirittura d’arrivo). Tra queste c’è anche l’Antico Caffè di Santa Viola, aperto nel 1998 da Paolo Chiusoli e Stefania Lucarini. Ora, dopo quasi trent’anni di lavoro, i proprietari si sono arresi per l’enorme calo di incassi dovuto ai cantieri del tram, che inevitabilmente hanno allontanato i clienti.

«Gli incassi sono crollati del 25-30%, non potevamo lavorare in perdita. Due anni di cantieri hanno spento 28 anni di lavoro. Ci auguriamo che in futuro chi prende certe decisioni ricordi che dietro ogni negozio ci sono storie e famiglie» spiegano. Purtroppo, però, l’Antico Caffè è soltanto uno dei tanti negozi di prossimità che sono stati costretti ad abbassare le serrande negli ultimi anni. Come dicevamo, infatti, molti altri esercenti appartenenti al piccolo commercio di Bologna stanno facendo fatica a sopravvivere in questo contesto dove quello che conta di più è soddisfare i bisogni dei turisti.

Sono poche, ormai, le cosiddette “zone franche“, ovvero quelle aree della città che attirano meno visitatori e che sono tagliate fuori dal turismo di massa. Qui resistono ancora le abitudini locali, e chi vi si addentra è chiamato a rispettare le usanze del posto.

 

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