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A Bologna crollano le prime visite e gli esami diagnostici: l’allarme di Forza Italia

L’allarme di Forza Italia: a Bologna il numero di prime visite ed esami diagnostici è diminuito drasticamente negli ultimi 6 anni

Ospedale Maggiore di Bologna (© Ospedale Maggiore di Bologna)
Ospedale Maggiore di Bologna (© Ospedale Maggiore di Bologna)

A Bologna il sistema sanitario arranca e i dati lo dimostrano: in base a quanto denunciato dal presidente del gruppo di Forza Italia in Emilia-Romagna Pietro Vignali, che a sua volta ha interrogato la Giunta regionale, il numero di prime visite e di esami diagnostici è crollato drasticamente negli ultimi 6 anni.

-21,5% di prime visite e -28,8% di esami diagnostici: a Bologna ci si cura di meno?

Rispetto al periodo precedente alla pandemia, gli esami medici a cui i cittadini si sono sottoposti sono diminuiti a vista d’occhio. Le prime visite hanno fatto registrare un calo del 21,5%, passando da 659.637 a 517.980. Gli esami diagnostici sono addirittura diminuiti del 28,8%, scendendo da 1.092.943 a 777.793.

Le uniche eccezioni sono rappresentate dal Sant’Orsola e dal Rizzoli, due degli istituti più famosi della città. Qui i primi accessi, le visite e gli esami sono cresciuti: +40,9 % per il Sant’Orsola, +39,5% per il Rizzoli, che spesso sono mete del turismo sanitario dalle altre regioni. In generale, però, i dati della Regione evidenziano come le prime visite erogate negli ultimi anni siano molte meno rispetto al 2019. Le liste d’attesa sono lunghissime un po’ ovunque e i cittadini faticano a prenotare esami e visite specialistiche.

«Questo calo è la vera causa delle liste d’attesa infinite o addirittura chiuse – afferma Vignali – O in Emilia-Romagna ci si ammala e si cerca di prevenire le malattie molto meno rispetto a 6 anni fa oppure il servizio sanitario pubblico ha notevolmente ridotto l’erogazione di queste prestazioni. Il secondo scenario è molto più probabile e spiegherebbe il perché si sono dilatati enormemente i tempi d’attesa».

Il monitoraggio regionale, inoltre, non include tutte quelle prestazioni che richiedono l’inserimento in preliste o liste di galleggiamento. Il risultato è uno solo: prenotare un appuntamento diventa impossibile. «Siamo di fronte a un sistema che aggira le indicazioni per un  monitoraggio reale e serio delle liste d’attesa su cui sta giustamente insistendo il ministro della salute Orazio Schillaci» conclude Vignali.

(Fonte: Corriere di Bologna)

 

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