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JAMES TAYLOR – SWEET BABY JAMES

Sweet Baby James, secondo lavoro del cantautore, lo consacrerà al successo internazionale, aprendogli le porte di una fortunata carriera.

James Taylor ©Creative Commons
James Taylor ©Creative Commons

Uscito il/nel: 1 Febbraio 1970
Etichetta: Warner Bros.
Numero di catalogo: WS 1843
Durata: 31′ 51″

TRACCE (testi e musiche di James Taylor eccetto dove indicato)
Lato A
Sweet Baby James – 2:54
Lo and Behold – 2:37
Sunny Skies – 2:21
Steamroller – 2:57
Country Road – 3:22
Oh, Susannah (Stephen Foster) – 1:58
Lato B
Fire and Rain – 3:20
Blossom – 2:14
Anywhere Like Heaven – 3:23
Oh Baby, Don’t You Loose Your Lip on Me – 1:46
Suite for 20 G – 4:41

Hollywood, California, Dicembre 1969.
Il ventunenne James Taylor si appresta ad entrare in studio per incidere il suo secondo album.
Il primo, nonostante le ottime recensioni, ha venduto poco: James non ha potuto promuoverlo in tour a causa di un ricovero ospedaliero dovuto alla sua dipendenza dall’eroina.
Eppure i crismi c’erano tutti: tra gli altri, la benedizione dei Beatles, che hanno fatto una comparsata in Carolina On My Mind, con McCartney al basso e Harrison, non accreditato, ai cori.
Ma non è bastato e il suo produttore Peter Asher l’ha fatto firmare per la Warner Bros.
James non ha una casa in quel momento e dorme in quella di Asher o sul divano del fido amico e chitarrista Danny Kortchmar.
La line-up approntata da Asher è di quelle solide: oltre a Kortchmar, i bassisti John London, Randy Meisner (ex Poco e futuro Eagles) e Bobby West, al piano e ai cori l’amica Carole King, alla batteria Russ Kunkel, anch’egli ventunenne ma con già un ricco bagaglio d’esperienza avendo collaborato con Bob Dylan, Chris Darrow al violino e Red Rhodes alla steel guitar.
James è un carattere piuttosto chiuso ed introverso ma in questo lavoro si apre, si racconta e mette a nudo il proprio essere e le proprie paure, oltre a lasciare spazio ai ricordi d’infanzia: sarà la chiave di volta.
Si apre con Sweet Baby James, scritta per il suo primo nipotino, chiamato James in suo onore, in cui il nostro lo immagina giovane cowboy solitario che vive in tra canyons e coyote dormendo all’addiaccio, ma sereno e felice.
Lo And Behold è un brano folk-rock riflessivo che esplora temi spirituali, redenzione e speranza personale e silenziosa tra le difficoltà della vita. Contrappone i sentimenti di solitudine alla pace interiore, usando la metafora di un “pozzo sulla collina” come fonte di salvezza e di fede duratura.
In Sunny Skies, acustica ed ironicamente allegra, James ripercorre il suo periodo di solitudine, depressione e isolamento. Scritto durante il ricovero presso l’Austen Riggs Center, ritrae un personaggio che non può alzarsi la mattina, non ha amici e vive in uno stato di tristezza emotiva, rispecchiando l’apatia di quei giorni bui.
Steamroller è un classico blues in 12 misure, una parodia dei musicisti bianchi della classe media che tentavano di suonare blues grintoso e pieno di sentimento, spesso in modo inautentico. Scritto con grande umorismo, prende anche in giro i riferimenti sessuali tipici del blues, paragonando il cantante a un “rullo compressore” e al “napalm”.
Fin qui il disco è estremamente godibile ma quando arriva Country Road si capisce che sarà destinato a grandi cose.
Una canzone sulla fuga dai tumulti personali, dalla dipendenza e dalle pressioni della vita per trovare libertà, pace e conforto nella natura e nella solitudine. Ispirata da Somerset Street a Belmont, Massachusetts, vicino all’ospedale dove ha ricevuto cure per la depressione, sottolinea il desiderio di tornare a un’esistenza più semplice, come quella vissuta da bambino nel North Carolina.
La facciata A si chiude con una cover della popolarissima Oh, Susanna, scritta nel 1848 da Stephen Foster e rivisitata in chiave quasi jazz.

In Fire And Rain, che apre il lato B, James racconta tutto sé stesso.
Il primo verso si riferisce al suicidio di Suzanne Schnerr, un’amica d’infanzia la cui morte gli è stata nascosta per mesi dagli amici, temendo che la notizia avrebbe acuito nuovamente i suoi problemi.
La seconda strofa tratta della sua lotta con la dipendenza da eroina e il dolore emotivo del recupero.
Il ritornello è una riflessione sui tempi turbolenti, con il “fuoco” che rappresenta il dolore intenso e la “pioggia” che rappresenta il processo emotivo, a volte purificatore, di attraversare le difficoltà.
Il verso “sweet dreams and flying machines in pieces on the ground” si riferisce allo scioglimento di The Flying Machine, sua prima band, e alla dura realtà nel perseguire la strada del successo nel music business. Il singolo arriverà nella top three e diventerà un classico del cantautorato americano.
In Blossom si percepisce la necessità dell’amore per completarsi. Brano dolce e delicato, è quasi un appello ad una potenziale partner che possa portare la luce in un momento oscuro.
Anche Anywhere Like Heaven rimanda all’infanzia nel North Carolina, esprimendo un desiderio di semplicità, pace e vita rurale e radicata, in contrasto con la travolgente e frenetica vita cittadina. È il “ragazzo di campagna” che c’è in lui, che cerca conforto nella natura, lontano dalle complessità della fama e del caos urbano.
Oh Baby, Don’t You Loose Your Lip On Me è un breve blues in cui un personaggio non identificato implora la sua partner di non rispondere male, lamentarsi o criticarlo (to loose one’s lips, letteralmente “sciogliere il labbro”, significa parlare senza freni e/o duramente, n.d.a.).
Curiosa è la genesi di Suite for 20G, che chiude il disco: a James sono stati promessi ventimila dollari alla consegna del disco ma manca un brano e per ottenerli mette insieme tre incompleti formando appunto una piccola “suite” (G sta per “grand”, termine che negli USA indica la somma di mille dollari, n.d.a.).
Contrariamente al suo primo lavoro la critica sarà molto tiepida e, in alcuni casi, persino dura ma il successo di un album è decretato dal pubblico: James Taylor non lo sa ancora ma ad aspettarlo ci saranno tre dischi di platino e la consacrazione a star internazionale.

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